AMARCORD

Il sottoscritto ha avuto la fortuna di vivere in prima persona questo "meraviglioso" nuovo sport, con il circolo "T.C. Garden" di Pancho Di Matteo (indimenticato campione di Tennis). Ho giocato con e contro Nicola Pietrangeli in avvincenti gare al Tennis Club Parioli... Quindi nella neo-nata serie A di calcetto, con il Garden sono arrivato alla finalissima per il titolo italiano al Foro Italico, dove ho perso contro il "Belle Arti", nelle cui fila militavano fior di veri calcettari: Luca Bergamini (il miglior portiere in assoluto che io abbia mai visto), Giampiero Forte, Gianfranco Tosoni e i fratelli Franco... L'anno successivo sono passato al Tennis Club Helios di Paolo Papagni, e mi sono ripetuto; vincemmo il titolo regionale laziale al Palazzetto dello Sport e quindi andammo a disputare le finali per lo scudetto italiano 1984/85 a San Marino. Il merito non fu tanto mio quanto soprattutto dei miei compagni di allora, veri talenti ed ex professionisti: Sgriggia in porta con Gianni Romor che gli faceva da vice, Peppe Famà (approdato poi in Nazionale), Enzo Toscano, Franco Vento, Gianni Rosati, Manzo, Vitale ed infine lui l'ex calciatore di serie A (Roma e Vicenza) e della Nazionale italiana Under 21 Stefano D'Aversa. La fortuna non ci assistette, arrivammo solo terzi (in Italia): perdemmo in semifinale contro la Roma Barilla (1-0!), che poi vinse lo scudetto; e come non ricordare Roberto Causio, il Mister, eccezionale, che ci ha accompagnato in questa indimenticabile impresa. E fu proprio al termine di quella stagione che attaccai le famose scarpe al fatidico chiodo, già allora non ci si divertiva più, pochi gol e troppi schemi, poca inziativa personale e troppo stress!

PAVANA SEMISERIA per un "CHIODO"
dedicata a Johan

Un calciatore vive una doppia vita,
proprio come il dottor Jekyll e mister Hyde…
Un uomo normale invece vive una vita sola,
proprio come l'uomo…


Quando ormai la mia esistenza calcistica ebbe fine (come tutte le cose belle sempre troppo presto), mi sono soffermato a pensare di come io abbia vissuto due vite: una quella appunto dedicata al pallone e l'altra quella normale come tutti gli umani (quella post-chiodo). Il calcio racchiude in se tutta la genesi della vita: la nascita (quando ci si affaccia per la prima volta alla ribalta del rettangolo di gioco), la vita... ovvero la vita nella vita, e cioè tutta la carriera sportiva fino a quando non arriva il fatidico giorno, come si suol dire in gergo, quello in cui giunge l'ora di appendere gli scarpini al fatidico chiodo (dove il chiodo rappresenta la morte).

Durante tutto questo periodo (dalla nascita alla morte) si vivono sul terreno di gioco (erboso per i più fortunati) ed intorno ad esso le stesse emozioni, gli stessi sentimenti, gli stessi stati ciclici della vita normale di tutti i giorni.

Tutto comincia con i primi calci, nei Pulcini, proprio come i primi passi di un neonato; quindi viene l'infanzia e la scuola dell'obbligo ed infatti arriva la Scuola Calcio nelle categorie Esordienti (elementari) e Giovanissimi (medie) per poi passare alla categoria Allievi (le medie superiori). A questo punto come nella vita c'è la fase critica dopo il diploma: tanti disoccupati, e cioè giocatori in "Tornei dei bar", "Caravella", "UISP"; molti operai (nei campionati dilettanti minori); abbastanza impiegati (nei campionati dilettanti superiori e semi-professionistici) ed infine pochi funzionari e dirigenti, e cioè gli eletti, loro, i professionisti strapagati che vivono una vita al di sopra delle nuvole, in una dimensione oltre quelle conosciute dall'uomo, una dimensione grande come lo spazio e smisurata come l'infinito, a mezza strada tra la luce e l'ombra, fra la scienza e la superstizione, fra la sommità delle cognizioni dell'uomo e il fondo dei suoi smarrimenti, è la dimensione della fantasia, una dimensione che Rod Serling chiamerebbe … "Ai Confini della Realtà!" In questa "dimensione" c'è tutto il condensato della vita stessa, emozioni, sentimenti, stati d'animo centrifugati in un tempo assai ridotto: affetto verso la propria maglia, l'amore per il pallone, l'odio per gli avversari, l'amicizia con i compagni di squadra, la cattiveria in campo, l'allegria dopo una vittoria, la violenza negli scontri di gioco, la gioia per un risultato positivo, il dolore per un fallo subito, la delusione per il posto in panchina, l'onestà nell'ammissione di colpa, la preoccupazione per un posto in squadra, la serietà durante gli allenamenti, la malattia per un grave incidente che ti tiene lontano dal campo, l'emozione di un calcio di rigore, la solitudine che ti circonda quando sei a tu per tu con il portiere avversario, la rabbia per un gol sbagliato, l'invidia per un compagno o un avversario più bravo, la felicità incommensurabile dopo un gol, l'ansia del pre-partita, le risate con i compagni nello spogliatoio, le lacrime dopo una sconfitta…
Gli anni passano più veloci degli altri anni "normali", cambiano i Mister, i compagni di squadra si avvicendano ma la palla è sempre gonfia e pronta per essere presa a calci e la porta è sempre là…
Le partite si susseguono, i gol aumentano, le sconfitte temprano, le amicizie crescono ed i capelli… cascano, l'olio canforato scivola via sui muscoli ormai acciaccati, la corsa non è più brillante come prima, il respiro diventa affannoso e quando gli avversari ti superano cominci a capire… una luce bianca accecante all'improvviso ti appare… l'altra vita, quella più temuta (ma forse quella vera) sta per cominciare…
Allora prendi con amore, per l'ultima volta in mano, gli scarpini ancora unti col grasso di foca, i lacci lunghi, neri, e con la mente li attacchi ideologicamente, metaforicamente al fatidico chiodo, mentre sulle tue guance scende morente una lacrima amara...
Però nei tuoi occhi nasce una scintilla… un pensiero… forse tuo figlio li staccherà… "nascerà" di nuovo e forse arriverà là in alto dove non sei arrivato tu, in quella dimensione chiamata... "Ai Confini della Realtà"...

by Renato Castrucci
22.12.1995